Le Maestre Aikikai

MAESTRE AIKIKAI D’ITALIA

L’intervista.

Sottotitolo: Girls Power.

Introduzione.

Iniziamo la presente trattazione con rigore scientifico, sciorinando numeri e percentuali.

ISCRIZIONI

               
 

TOTALE

10 ANNI

TRA 10 e 20

TRA 20 e 30

TRA 30 e 40

TRA 40 e 50

TRA 50 e 60

> 60 ANNI

UOMINI

75%

72%

69%

68%

74%

79%

78%

90%

DONNE

25%

28%

31%

32%

26%

21%

22%

10%

 

GRADI

                                   
 

NUOVI ISCRITTI

10K

9K

8K

7K

6K

5K

4K

3K

2K

1K

1D

2D

3D

4D

5D

6D

7D

UOMINI

69%

67%

69%

77%

74%

69%

77%

75%

78%

78%

82%

77%

83%

83%

89%

79%

92%

100%

DONNE

31%

33%

31%

23%

26%

31%

23%

25%

23%

22%

18%

23%

17%

17%

11%

21%

8%

0%

 

 

191 è attualmente il numero totale degli insegnanti Aikikai d’Italia; 174 uomini e 17 donne.[1]

Questo progetto nasce dalla curiosità di conoscere quella che, obiettivamente, rappresenta una minoranza all’interno della nostra Associazione.

Rendere una maggiore visibilità alle Donne che insegnano Aikido affinché le praticanti possano sentirsi incoraggiate e stimolate dal loro esempio è il fine perseguito da questo piccolo elaborato che è stato ideato da donne, scritto da donne, volto a celebrare le donne e rivolto principalmente alle donne; auspichiamo che, tuttavia, possa essere apprezzato da tutti.

Prima di lasciarVi alla lettura ci preme infine ringraziare tutte le insegnanti che hanno preso parte a questa iniziativa. Inutile sottolineare (ma lo facciamo lo stesso) che senza il loro contributo non avremmo potuto realizzare il nostro progetto.

Grazie Maestre.

                                                                                   (La parte femminile del) Seiki Dojo di Roma

 

 



[1] (fonte: Dott.ssa Manuela Baiesi che ringraziamo sentitamente per le statistiche fornite)

 

Le Maestre Aikikai: Donatella Lagorio

 

 

DONATELLA LAGORIO

[1]

 

L’INTERVISTA.

 

Quando e perché hai iniziato a praticare Aikido?

“Ho iniziato a fare aikido nel 1978.

La mia insegnante di ginnastica del liceo era la moglie del maestro di aikido di Imperia, il sig. Pierdomenico Anzalone, che a sua volta era professore di ginnastica nello stesso liceo per i maschi.

Tra gli allievi di Anzalone già figurava Carlo Raineri....Imperia e la Liguria sono state un laboratorio di aikido già dai primi anni 70.

A quei tempi il maestro Fujimoto e il maestro Nomoto si dedicavano molto al nord Italia e fu sensei Fujimoto a darmi il sesto kyu. A 18 anni...a malapena immaginavo cosa stava iniziando per me. Lo stesso maestro mi diede lo shodan nel mitico e mitizzato stage di Coverciano nel 1983. Sostenni l'esame di secondo dan con Tada Sensei...che ci separò dai maschi in segno di rispetto per noi, perché non ci facessimo male. Ma a quel tempo sembrava una sorta di discriminazione. Io trovo che la discriminazione passi per ben altri canali che non il rispetto delle differenze e ciò pertiene molto anche alla consapevolezza di noi donne”.

 

Raccontami il momento in cui hai preso la decisione di insegnare.

“Non ho mai preso la decisione di insegnare ...dopo sette anni a Milano mi sono trasferita a Trento e poco dopo il responsabile di dojo ha lasciato l'insegnamento...ecco fatto...ero il grado più alto e ho cominciato ormai 25 anni fa.

L'Aikikai Trento aveva già radici ed io ho la fortuna di avere ancora nel dojo persone che avevano già iniziato aikido a quei tempi...anni 80 diciamo e ora sono molto avanzati. Ora ci sono molti yudansha e aikidoka generosi.

 

Pensi che talvolta le donne siano oggetto di discriminazione sul tatami?

“È difficile parlare di discriminazione nel mondo dell'AIKIDO senza incorrere in constatazioni banali.

È evidente, come ha già sottolineato Mimma Turco nel suo intervento che l'ambiente dell'aikikai è un contesto maschile. Gli uomini sono molto bravi a creare contesti dove sono loro stessi a nutrire il loro valore e a riconoscerlo. L' autoreferenzialità tra gli uomini viene scambiata per universalità: cioè ciò che caratterizza il mondo maschile decreta l'universale. Questo non può non succedere anche in Aikido e spesso è una visione a cui le donne si adeguano inconsapevolmente. Per me non esiste un aikido maschile e uno femminile e men che meno un aikido neutro. L'aikido è davvero universale e come tale viene praticato da uomini e donne.

Non ho mai ritenuto interessante sforzarmi di fare Aikido " come un uomo" ...Non comprendo neppure cosa possa significare: forza fisica? presunta marzialità? Bohh tutti devono avere rispetto di sé e degli altri non solo in modo formale ma sostanziale, specialmente chi l'Aikido lo insegna.

La vera forza di ogni donna anche in Aikido è riconoscere la propria differenza, il proprio valore e trovare, da sola e con le altre un linguaggio adeguato per esprimerli al mondo”.

 

Quali, tra i tanti, aspetti dell'Aikido caratterizzano la tua Scuola?

“Nel mio dojo prevale lo studio e la pratica del sistema del Maestro Tada, ovviamente, essendo la didattica dell'aikikai Italia.

La generosità del Maestro ci ha donato un sistema completo che può attraversare una vita intera e sostenere l'apprendimento sia dei principianti che degli avanzati. Io dal 1979 faccio in modo di essere presente ad ogni occasione di pratica con il Maestro e lo considero un grande privilegio”.

 

Il primo ricordo da Aikidoka che ti viene in mente e progetti per il futuro.

“La vera forza di ogni donna anche in Aikido è riconoscere la propria differenza, il proprio valore e trovare, da sola e con le altre un linguaggio adeguato per esprimerli al mondo.

Questo in qualche misura è anche il mio progetto per il futuro: continuare a lavorare con uomini e donne e cercare e trovare con queste ultime il linguaggio autentico della PROPRIA esperienza.”.

SCHEDA PERSONALE:[2]

 

Attualmente VI Dan Shihan Aikikai d’Italia

Insegna in Trentino Alto Adige a                  Trento

Nome Dojo:                                                   Aikikai Trento

Indirizzo:                                                       Via IV Novembre, 23-Gardolo-Centro Sportivo Trento Nord

Tel.:                                                                347/473.71.86

Email:                                                            Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Link:                                                              www.aikikaitrento.it

 

Lunedì             19.30 - 21.00    ki-no-renma, keiko      per tutti

21.00 - 22.00    ken, jo                         per tutti

 

Mercoledì        19.00 - 20.15    aikido                          principianti    

20.20 - 22.00    aikido, ken, jo, tanto   da 4°kyu a yudansha

 

Venerdì           19.00 - 19.30    shugyo                         studio personale         

19.30 - 21.00    aikido                          per tutti          

BIOGRAFIA:[3]

 

1978: inizia la pratica dell'Aikido ad Imperia nel Dojo tuttora diretto dal M° Carlo Raineri;

 

1983: consegue a Coverciano il grado di Shodan;

 

1994: inizia il percorso di insegnamento quale responsabile del Dojo Aikikai Trento;

 

2011: le viene conferito il VI Dan;

 

2018: riceve la nomina di Shihan.

 

Insegnante ed esaminatrice dell'Aikikai d'Italia, segue costantemente raduni ed aggiornamenti didattici del Maestro Hiroshi Tada.

Ha condotto seminari nazionali ed internazionali.

Conduce, peraltro, seminari di Aikido per le donne, anche in forma residenziale.

 



[1] (la Mª Donatella Lagorio VI Dan Shihan Aikikai d’Italia. Foto gentilmente fornita da Donatella Lagorio).

[2] Fonte: www.aikikaitrento.it

[3] Fonte: Donatella Lagorio.

Le Maestre Aikikai: Mimma Turco

MIMMA TURCO

[1]Mimma Turco


L’INTERVISTA.


 Quando e perché hai iniziato a praticare Aikido?

 

“Ho iniziato la pratica dell'Aikido a 18 anni nel novembre 1970 a Torino, sono capitata per caso in questo corso, a quell'epoca era poco diffuso, cercavo un'arte marziale da praticare dopo anni di atletica leggera.

Non sapevo di cosa si trattasse, ma mi è subito piaciuto molto.”.

 

Raccontami il momento in cui hai preso la decisione di insegnare.

 

“Nel mio dojo, oltre a me si allenava anche Zucco, quando lui partì militare M^ Hosokawa diede a me la responsabilità di dojo e l'insegnamento nel '77/'78”.

 

Pensi che talvolta le donne siano oggetto di discriminazione sul tatami?

 

“Questa domanda mi solleva un mucchio di frustrazione per il mio personale percorso, io sono stata discriminata a vari livelli per anni facendo più fatica di un maschio con i miei titoli e qualità.

Oggi con molte più donne con gradi alti la situazione è migliorata, ma di fondo è un ambiente di uomini”.

 

Quali, tra i tanti, aspetti dell'Aikido caratterizzano la tua Scuola?

 

“Sicuramente il Kinorenma di M^ Tada, che io coniugo con la mia esperienza professionale di psicoterapeuta”.

 

Il primo ricordo da Aikidoka che ti viene in mente.

 

“Il mio primo esame a Torino con M^ Tada per il 6^ kyu. Mi fece lavorare con altre donne, ma io venivo da una palestra di soli uomini e quindi facevo del male. Fermò l'esame e mi diede uke maschi.

Questo cambiò la prassi, da allora ebbi in ogni esame solo maschi e da lì in avanti divenne la prassi di esami misti.

In quel primo esame mi diede il 4^ kyu.”.

 

Progetti per il futuro.

 

“Ho sempre lavorato molte con le donne, il primo stage per donne lo tenni a Mantova nel '79, oggi che ufficialmente c'è maggior interesse istituzionale per la parità di genere mi piacerebbe che non si fermasse a qualcosa di facciata. Concretamente non so ancora.”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCHEDA PERSONALE:[2]

 

Attualmente VI Dan Shihan Aikikai d’Italia

Insegna in Liguria a                                                   Ranzo (IM)

Nome Dojo:                                                               Dojo Ronin

Indirizzo:                                                                   18020 Ranzo (IM) - Via Borgata Villa, 6

Email:                                                                        Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Link:                                                                          www.dojoronin.it

 

BIOGRAFIA:[3]

 

Pratica Aikido dal 1970 ed è iscritta all’Aikikai d’Italia, diretta dal M° H. Tada, 9° dan.

La prima responsabilità di dōjō è del 1978.

È cofondatrice del Dōjō Ken Yu Shin di Torino.

Nel 2005 fonda il Dōjō Ronin collegato al Centro di Ricerca Terapeutica di Ranzo (Imperia).

Utilizza la sua esperienza più che quarantennale della pratica dell’Aikido per il suo lavoro di formazione in Psicoterapia e Counseling a indirizzo Gestaltico.

Dal 1979 tiene corsi di Aikido per le donne, anche in forma residenziale.

Ha condotto seminari internazionali in diversi paesi europei e Sud Africa.

Nel 2008 ha ottenuto il 6° dan dal direttore didattico dell’Aikikai d’Italia, M° H. Tada.

Nel Gennaio 2018 ha ricevuto la nomina di Shihan direttamente dal Doshu M° M. Ueshiba.

Attualmente lavora come psicoterapeuta e formatrice.



[1] (la Mª Mimma Turco VI Dan Shihan Aikikai d’Italia. Fonte: www.dojoronin.it)

[2] Fonte: www.aikikai.it

[3] Fonte: www.dojoronin.it

Le Maestre Aikikai: Simona Campagna

SIMONA CAMPAGNA

Simona Campagna[1]

L’INTERVISTA.

 

Quando e perché hai iniziato a praticare Aikido?

Ho incontrato l’Aikido nel 1990 a Rimini perché un amico lo praticava. Sono diventata quindi allieva del M° Foglietta 6°dan; negli anni ho frequentato tanti stage di approfondimento con i maestri Hiroshi Tada 9° dan, Hideki Hosokawa 7° dan, Hayato Osawa 7°dan, Endo Seishiro 8° dan, Christian Tissier 8°dan. In particolare, ho seguito assiduamente fino alla sua scomparsa il M° Fujimoto 8° Dan del quale continuo la didattica. Con l’Aikido mi sono sentita subito a casa avevo poco più di venti anni e tanta energia, è diventata subito una grande passione e ora forse dopo quasi trent’ anni lo è ancora di più..

 

 

Raccontami il momento in cui hai preso la decisione di insegnare.

“Due anni fa ho deciso di aprire un dojo, ho sentito che era arrivato il momento, prima impegni famigliari mi hanno sempre frenato, inoltre non credevo di avere “le forze” per farlo. Poi ad un certo punto è maturata in me la consapevolezza di poterlo aprire, contemporaneamente si sono verificati una serie di eventi favorevoli, così mi sono decisa.”.

 

Pensi che talvolta le donne siano oggetto di discriminazione sul tatami?

“Aprire il dojo mi ha permesso di mettermi in discussione, mi ha dato nello stesso tempo una bella carica, ed entusiasmo. In discussione perché ci vuole competenza e responsabilità, poi perché per una donna aprire un corso di arti marziali non è così frequente e semplice in Italia, tanto meno in Romagna, gli stereotipi e i pregiudizi sulle donne ci sono in tanti settori, posso tranquillamente dire che la vita non è facile neanche in questo ambiente per una donna. Ma quando ti accorgi che il lavoro più grosso è con te stessa, con la tua determinazione, con la tua forza, allora le cose cominciano a cambiare. Non sono più gli altri a limitarti. È importante credere nelle proprie capacità, rimanendo umili ed avendo ben presente che il primo avversario è dentro di noi … Allora certi atteggiamenti non ti condizionano … basta fare “tenkan” in certe situazioni … e poi tanti “irimi” per andare avanti senza preoccuparsi. Dice Ueshiba: “Un vero guerriero è invincibile perché non compete contro nulla. Vincere significa sconfiggere la mente conflittuale che si annida dentro di noi.””.

 

Quali, tra i tanti, aspetti dell'Aikido caratterizzano la tua Scuola?

“L’allenamento costante, il rispetto per se stessi e per gli altri, lo studio approfondito delle tecniche, la ricerca continua di una pratica rilassata, la gioia e l’intensità nel fare Aikido; sono questi gli ingredienti fondamentali per me, ed è questo che vorrei trasmettere ai miei allievi.”.

 

Progetti per il futuro.

“L’Aikido è per me un percorso senza punto di arrivo, perché credo non finirò mai di scoprire ed imparare, e non parlo solo di bagaglio tecnico. Parlo di un approccio, di uno scambio, di un fluire di energie, di un ascolto che è sempre diverso e sempre nuovo. Parlo di una pratica che ha come scopo primario non apprendere mille tecniche ma imparare la saggezza e la stabilità del corpo e della mente, entrare in sintonia con quello che sta succedendo e con chi abbiamo di fronte. Parlo di un’apertura e di un rispetto verso la vita intera.”.

 

SCHEDA PERSONALE:[2]

 

Attualmente V Dan Aikikai d’Italia

Insegna in Emilia Romagna a            Verucchio (RN)

Nome Dojo:                                       Hayashi

Indirizzo:                                           7867 Verucchio (RN) - Via Cupa 11 - Centro Namastè

Tel.:                                                    3403930384

Email:                                                Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Link:                                                  http://namastevillaverucchio.blogspot.com

Pagina facebook                                https://www.facebook.com/aikidohayashi/

 

   Corsi per adulti e bambini

 

Lunedì                                              19:30 - 20:30 principianti Villa Verucchio

Lunedì                                              20:30 - 21:30 avanzati Villa Verucchio

Mercoledì                                         19:30 - 20:30 principianti Villa Verucchio

Mercoledì                                         20:30 - 21:30 avanzati Villa Verucchio

Giovedì                                             09:00 - 10:00 tutti Villa Verucchio

 

BIOGRAFIA:[3]

 

Inizia a praticare Aikido nel 1990 sotto la guida del maestro Roberto Foglietta 6° Dan Shihan diventa in seguito sua assistente, dal 2005 tiene corsi per bambini e ragazzi. Ha frequentato stage di approfondimento con i maestri Hiroshi Tada 9° dan, Hideki Hosokawa 7° dan, Hayato Osawa 7°dan, Roberto Travaglini 6°dan. In particolare, ha seguito assiduamente fino alla sua scomparsa il M° Fujimoto 8° Dan del quale continua la didattica.



[1] (la Mª Simona Campagna V Dan Aikikai d’Italia. Fonte: https://www.facebook.com/aikidohayashi/)

[2] Fonte: www.aikikai.it

[3] Fonte: http://namastevillaverucchio.blogspot.com

Le Maestre Aikikai: Cristina Aiolli

 

CRISTINA AIOLLI

[1]

L’INTERVISTA.

 

Quando e perché hai iniziato a praticare Aikido? Racconta il primo ricordo da Aikidoka che ti viene in mente.

“Ho iniziato a fare Aikido per caso, senza sapere cosa fosse. Ero studentessa universitaria e avevo accettato un lavoro come segretaria presso un’azienda di traslochi: sostituzione maternità. Stavo seduta in ufficio 8 ore al giorno e poi fino alle due di notte a casa, a studiare. “Quando finisco, devo assolutamente fare qualcosa per il mio corpo: ho bisogno di muovermi!”. Le mie cugine, Mariarosa e Simonetta – quelle che alla fine degli anni ’80 nell’Aikikai venivano chiamate “le gemelle”, anche se fra loro ci sono 5 anni di differenza – avevano cominciato a settembre del 1985 a praticare Aikido e ne erano entusiaste: “Dai, vieni anche tu! Ci si diverte un mondo! ...” E così a febbraio del 1986 sono arrivata al dojo: un sottoscala di un liceo fiorentino, zona S. Salvi (più che la chiesa ai fiorentini viene in mente l’omonimo ex ospedale psichiatrico … e noi un po’ matti probabilmente lo eravamo davvero). Niente docce e per spogliatoio lo sgabuzzino in cui venivano accatastati i banchi e le sedie rotte. Una fila di tatami da montare e smontare ogni volta, stretti tra colonne. Ho cominciato a ridere e non ho più smesso. Quando smetterò di ridere sul tatami, smetterò anche di praticare Aikido. Non capivo niente, destra, sinistra, gira ... ma mi muovevo e mi divertivo, con quello strano Maestro Federico che diceva: “Fare, fare, non pensare! Come normale…”. La seconda sera venne il M° Hosokawa, che all’epoca passava regolarmente da Firenze e si accontentava di farci lezione, in quelle condizioni precarie, senza pretendere compensi ... “Lei, molto principiante” il suo commento nei miei confronti. La nostra è stata una generazione molto fortunata. Abbiamo avuto la possibilità di praticare con il M° Hosokawa, il M° Fujimoto, addirittura con il M° Ikeda e poi a Firenze tornavano ogni tanto, anche i Maestri Nomoto e Yamanaka che avevano lasciato la città da poco. L’estate, poi, il mitico raduno di Coverciano, sotto la guida del M° Tada, riuniva aikidoka da tutto il mondo e le lezioni al Centro Tecnico e le serate al Campeggio di Fiesole o i ritrovi improvvisati in città o a casa nostra rimangono tra i ricordi più belli della mia pratica. A proposito di Maestri, poi, non posso tacere della mia privilegiata esperienza in Germania, al dojo di Asai Sensei. Anche questa frutto di un caso fortunato. Era il 1989 e avevo vinto un posto di “assistente di lingua italiana all’estero” per un anno scolastico. La maggioranza dei miei colleghi richiedeva Friburgo, vicina all’Italia, Monaco, Berlino. Io invece, conoscevo una famiglia a Düsseldorf e quindi scelsi Düsseldorf e mi venne assegnata. Allo stage al “Saini” di Milano mi avvicinai al Maestro Asai e gli chiesi l’indirizzo del dojo, perché ad aprile mi sarei trasferita in Germania. “Augustastraße, 36 a me sconosciuta, ma… “Postleitzahl 40477”. Era lo stesso codice postale della famiglia che mi avrebbe ospitato “Lennéstraße”. Certo, era dietro l’angolo!?! Due minuti a piedi!?! E così mi sono allenata 4 volte la settimana al dojo e spesso ho seguito il Maestro nei suoi stages in tutta la Germania, quell’anno “di passaggio” come lo definiscono i tedeschi “die Wende” e poi nei primi anni della

Germania unita, dal 1992 al 1994, quando ero lettrice all’Università di Bonn, ma avevo scelto comunque di continuare ad abitare a Düsseldorf per praticare aikido.”.

 

Raccontami il momento in cui hai preso la decisione di insegnare.

“Anche la mia decisione di insegnare è arrivata per caso. Ero stata da poco licenziata da un lavoro che doveva essere a tempo indeterminato e quindi avevo molto tempo a disposizione. Mia cugina Mariarosa, nel frattempo diventata moglie del M° Marino Genovesi, mi gira la richiesta di un’allieva del dojo di Pietrasanta, donna di teatro, trasferitasi a Siena. C’è un dojo, c’è il tatami, c’è un piccolo gruppo di allievi principianti, ma manca l’insegnante. “Dai, Cristina! Prova!” “Ma, io!?! Non ho mai fatto un corso principianti neanche da allieva, figuriamoci da insegnante!?!” Accetto la sfida. Ad aprile cominciamo con due lezioni pomeridiane: 4 allievi, teatranti, e Piero, insegnante di yoga e Feldenkrais, che gestisce il centro “Arte e movimento”. A inizio giugno le lezioni devono interrompersi, perché gli attori iniziano la loro tournée. Piero, però, è entusiasta e decide che a settembre partirà un corso serale: martedì e giovedì. Incredula, accetto la proposta e diventa sempre più impegnativo, quando comunque ricomincio a lavorare: lezione dalle 20:30 alle 22:00 un’ora di strada - non bella, sì, paesaggisticamente incantevole, ma il fondo stradale dell’Autopalio … – un’ora all’andata, anzi di più, perché per uscire da Firenze alle sette di sera ... E un’ora a tornare, cerca parcheggio. E d’inverno è freddo, fa buio presto, a volte in mezzo alla nebbia, l’ennesima interruzione di carreggiata ti porta a vagare nella campagna toscana … Comunque, sempre, ancora oggi dopo 14 anni abbondanti, ogni volta che torno da Siena, dopo l’allenamento, ho più energia e un umore migliore di quando sono partita. Per continuare la storia del dojo, dopo un anno andato bene, in cui eravamo affiliati all’Aikidokai Firenze, ho deciso di prendere anche la responsabilità del dojo e quindi è nata l’Aikikai Siena.”.

 

Pensi che talvolta le donne siano oggetto di discriminazione sul tatami?

L’omo gli è l’omo”, per ridirla con Federico. Beh, quando ho iniziato a praticare le donne responsabili di dojo erano attorno all’1%, forse: Mimma insegnava già, credo, Donatella non ancora … C’era sicuramente più machismo e il tatami, talvolta, diventava il luogo di approcci, più o meno scoperti, qualche volta fastidiosi, ma per fortuna ho saputo sempre cavarmela bene, e ricordo soprattutto tante risate. In generale, forse, i maschi hanno la tendenza a prendersi troppo sul serio, a marcare il territorio, a dimostrare la loro presunta supremazia. Ci sono però anche esemplari meravigliosi e sta anche a noi educare chi fa ancora fatica a rispettarci, oppure semplicemente, isolarli. Forse l’età mi ha portato a essere più diretta e a dire più spesso: NO, grazie. Dopo 50 anni di vita della nostra Associazione il livello di pratica è molto cresciuto e ci sono tante donne bravissime, anche non responsabili di dojo. È stata proprio la voglia di dare visibilità a bravissime aikidoka che mi ha portata a organizzare lo “Stage delle Maestre”: volevo che più persone possibili vedessero che anche le donne possono sedere dal lato del kamiza e lo sanno fare egregiamente. Ho scelto di invitare tre donne molto diverse, per provenienza, carattere ed esperienza: Anna Degani, Manuela Gargiulo, Donatella Lagorio, ma la capacità che hanno di osservarsi, ascoltarsi, confrontarsi, crea nel loro stage un’atmosfera unica, di vera, grande, preziosa armonia. Anche il Kinensai è stata una bella occasione per scoprire o riscoprire l’aikido di tante brave aikidoka. Mi auguro che l’Aikikai sponsorizzi sempre di più il lavoro di tutte noi e che insieme possiamo crescere e continuare a divertirci.”.

 

Quali, tra i tanti, aspetti dell'Aikido caratterizzano la tua Scuola?

“A definirla “Scuola”, addirittura con la “S” maiuscola, mi viene da ridere, tanto per cambiare. Credo di trasmettere nel mio aikido quello che ho avuto la fortuna di ricevere in tanti anni di pratica e in particolare l’apertura, la spontaneità e una buona dose di ironia, soprattutto autoironia, con cui ci ha cresciuti Federico, il mio primo Maestro. “Spirito libero” si definiva e a ragione! Il nostro dojo a Firenze è sempre stato aperto a tutti, chiunque poteva fare lezione, fin da subito, ci ha portato in giro per l’Italia dai suoi amici, anche molto diversi fra loro, da Marino a Pietrasanta, da Ubaldo Chiossi a Bologna, siamo andati insieme agli stages del Maestro Fujimoto, del Maestro Hosokawa e del Maestro Tada. Non ci ha mai impedito di seguire altri Maestri. E con i suoi discorsi spesso strampalati ha saputo trasmetterci valori preziosi, nel rispetto di ognuno. Vederlo ancora oggi “pattinare” sul tatami, muoversi con una naturalezza unica, fa bene agli occhi e all’anima. Beh, io non sono Federico – ci mancherebbe – “L’omo gli è l’omo” – una delle sue massime, ma come donna cerco di percorrere questa Via meravigliosa, aperta al mondo e a chi mi sta accanto, cercando di sentire e far sentire, più che di teorizzare. Credo che nella mia pratica e quindi anche nel mio ruolo di insegnante ci siano i frutti di tanti Maestri e praticanti, incontrati su tanti tatami e quindi l’assoluta convinzione che non ci sia solo un modo possibile di fare una tecnica. “Anche possibile”, ripeteva sorridente il M° Hosokawa.”.

 

Progetti per il futuro.

“Progetti per il futuro: sicuramente continuare a praticare “fino a 100 anni”, come dice Tada Sensei, come allieva. Come insegnante … vediamo, per fortuna i ragazzi sono cresciuti e stanno crescendo: c’è sempre più nero nel dojo … Auguro comunque a tutti tanta voglia di imparare e buon divertimento!”.

SCHEDA PERSONALE:[2]

 

Attualmente III Dan Aikikai d’Italia

Insegna in Toscana a                                     Siena

Nome Dojo:                                                   Aikikai Siena

Indirizzo:                                                       53100 Siena (SI) - Via Carlo Pisacane, 28-30 - c/o Centro "Garyu" Tel.:                                                             3337467367/3486004436

Email:                                                            Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Link:                                                              www.garyu.it; http://aikidosiena.blogspot.com/

Pagina facebook:                                           https://it-it.facebook.com/aikikaisiena/

 

Martedì         20:30 - 22:00

Giovedì          20:30 - 22:00

 Giovedì         21:30 - 22:00 Jo e bokken

BIOGRAFIA:[3]

 

Cristina Aiolli ha cominciato a praticare aikido nel 1986 a Firenze con il Maestro Federico Misseri, 5° dan Aikikai d’Italia. Fin dall’inizio ha partecipato ai raduni tenuti dai Maestri giapponesi della Direzione Didattica in Italia e all’estero: il Maestro Tada Sensei – allievo diretto del fondatore O’ Sensei Ueshiba, 9° dan, Direttore di Aikikai d’Italia – e i Maestri Fujmoto e Hosokawa, Vice-Direttori Didattici. Nel 1989 si trasferisce per lavoro in Germania, dove continua la pratica nel dojo del Maestro Asai, allievo diretto di O’ Sensei, 8° dan e Direttore di Aikikai Germania. Da lui ottiene il grado di 2° kyu. Rientrata in Italia, riprende la pratica a Firenze e continua a partecipare ai raduni dei Maestri giapponesi. Nel 1998 ottiene il grado 1° dan dal Maestro Fujimoto, nel raduno di fine anno a Milano. Nel giugno 2011 ottiene il 2° dan dal Maestro Marino Genovesi, 6° dan Aikikai d’Italia, a Pietrasanta.

Insegna aikido dal 2004 e nel 2005 ha ottenuto la responsabilità del dojo “Aikikai Siena”. Continua ad allenarsi anche a Firenze e a partecipare ai raduni organizzati dai Maestri Aikikai in Italia e in Germania.



[1] (la Mª Cristina Aiolli con il Direttore Didattico dell’Aikikai Germania M° Katsuaki Asai. Fonte: www.garyu.it)

[2] Fonte: www.aikikai.it

[3] Fonte: www.garyu.it

Le Maestre Aikikai: Giovanna Cardillo

GIOVANNA CARDILLO

[1]

L’INTERVISTA.

Quando e perché hai iniziato a praticare Aikido?

“Ho iniziato a praticare aikido nell’ottobre 2008, presso il dojo del Maestro Giovanni Fiorucci a Roma, dove mi ero trasferita da un paio di anni per frequentare l’università.

La verità è che ho iniziato a praticare aikido per ripiego. Praticavo Karate Tradizionale Wado Ryu dal 2002 prima di trasferirmi a Roma, ma una volta nella capitale, ciò che per me era cultura tradizionale giapponese, rispetto dell’altro, delle regole, amore verso l’arte marziale tradizionale andava sotto il nome di “corso amatoriale”. Mi è stato impossibile trovare una scuola dove si praticasse il karate tradizionale se non in modo “amatoriale” (andare in palestra per intrattenersi maldestramente con il karategi). Nella capitale (e non solo) il karate coincideva con il karate sportivo, il che significa scarpette sul tatami, saltellare tirando pugni volanti e finanche eseguire i kata tradizionali a ritmo di musica: non ce l’avrei fatta. Avevo conosciuto l’aikido qualche anno prima ad un festival in cui erano presenti tutte le arti marziali e, un mattino, passando con l’autobus in via Pincherle, vidi il manifesto che ritraeva il Maestro Tada: riuscii a leggere soltanto “Aikido”. Inutile dire con quanta fretta passai a prendere il resto delle informazioni e mi recai al dojo per la prima lezione. Ormai le arti marziali erano il mio luogo sacro e avevo bisogno di ritrovare una parrocchia adatta a me. Ero salva. Arrivai in una palestra dove montavamo e smontavamo i tatami ogni volta: tutti insieme. Entrai in un dojo dove non usufruivamo di un servizio pagando il mese, ma partecipavamo alla magia della lezione del Maestro Giovanni Fiorucci, uomo galante, rispettoso, modesto e dall’animo immenso. Ogni esercizio con le armi era un tuffo nel mondo dei samurai, tutto era pregno di nozioni storiche e artistiche. Il mio primo Maestro disse una sera “L’aikido è per animi semplici” e io volli fermamente farne parte. Ciò che mi era sembrata un’immensa tragedia, non trovare una palestra di karate tradizionale, dover lasciare in Puglia i miei compagni di allenamento, si rivelò una grande risorsa: mi ha portata nelle braccia di qualcosa che ora è parte integrante della mia vita e che amo immensamente. L’aikido è ora per me come il pane e pomodoro che mi preparo davanti al caminetto di casa, come una buona Weisse media con le mie amiche, come dormire abbracciata a mia figlia o come stare a guardare il mare d’inverno in una giornata di sole ...”.

 

Raccontami il momento in cui hai preso la decisione di insegnare.

“Dopo il mio primo incontro con l’aikido sono seguiti un’altra serie di eventi che forzatamente hanno indotto i cambiamenti che hanno portato all’apertura del mio dojo. Verso la fine del 2010, il Maestro Fiorucci, per via di un problema al ginocchio decide di chiudere il dojo e io mi ritrovo di nuovo senza Chiesa. Insieme a un amico che si allenava con me ma che lavorava a Termini decidiamo di spostarci al Nozomi presso il dojo del Maestro Alberto Anzellotti. Per me che vivevo a Garbatella significava uscire di casa alle 7 e ritornare con la metro alle 11, almeno tre volte a settimana ma non esitai nemmeno un istante. Ancora una volta quello che in un primo momento sembrò un disastro si rivelò un meraviglioso regalo. Mi allenavo in un dojo con numerosissimi iscritti e svariati gradi Dan e con un Maestro dal prestigio tecnico e dall’annosa esperienza come il Maestro Anzellotti. Ma queste sono informazioni note a tutti. Quello che solo chi è passato dal Nozomi sa è che chiunque vi entri si sente a casa. E per me che ce l’avevo a qualche centinaio di chilometri da Roma, casa lo è stata davvero. Facevamo allenamenti sudatissimi, credo di non aver mai rimesso nel borsone il keikogi asciutto a quei tempi al suon di “Con Calma e senza tregua”. Arrivavo stanca e me ne andavo come una leonessa ... certo con i battiti leggermente accelerati che per addormentarmi potevo contare tutte le pecore della Sardegna e ricominciare, ma felice. Finivamo allenamento e ci fiondavamo a reintegrare davanti a una bella birra. Il Mio Maestro ha sempre curato il tipo di ambiente che doveva esserci nel dojo. Se ti passava per la testa di essere un po’ scortese, o antipatico, o saccente, con qualcun altro sul tatami (non sia mai era un grado più basso) in un angolo del tatami e lui era dall’altro puoi stare sicuro che se ne accorgeva e che l’avresti pagata. Sul suo tatami ho fatto l’aikido che piace a me e quello che piacerebbe a te che vuoi scrivere questo articolo. I suoi uke non sono i più bravi della classe ma tutti indifferentemente: donne, uomini, principianti. Ad oggi è l’unico Maestro a cui ho visto spiegare come è doveroso comportarsi con i principianti. È l’unico a cui ho visto, durante gli stages, usare i ragazzi o i principianti come uke: perché è più importante che i principianti si sentano a proprio agio che fare spettacolo. E poi è l’aikido che piace a me perché il ricordo del suo nikkyo ti resta impresso nei nervi a vita, se ti proietta lui ad ogni tecnica ti comprime la gabbia toracica che per ricominciare a respirare devi pensarci un attimo ma ti dà la forza di rialzarti e riattaccare (ti conviene) anche se credi di avere le dita del piede rotte e i quadricipiti ti bruciano peggio della camera magmatica dello Stromboli. Dopo la Laurea Magistrale e l’abilitazione alla professione decisi, non senza sofferenza, di tornare a lavorare nella mia terra e il dramma più grande era lasciare il mio dojo, il mio Maestro e i miei amici. Mi era già successo col karate, lo sapevo che un altro Nozomi non l’avrei trovato. Tornata in patria mi allenai per qualche anno in un dojo a Foggia dal Maestro Parisi, ma da qualche anno sono troppo lontana da qualsiasi altro dojo per cui unica soluzione per continuare a praticare è stata aprire il mio: l’Umikaze, con il cui nome avrei voluto restituire la forza dell’oceano e del vento. Con il sostegno dal Maestro Anzellotti, che ne ha tenuto per i primi anni la responsabilità e che ancora ne guida la didattica, sto provando a ricreare l’ambiente che più fortemente ha condizionato la mia formazione: l’aria buona che si respirava al Nozomi. Credo che la morale della mia storia marziale è che ad ogni morte segue una splendida nascita. La serie di successive forzate separazioni si sono in realtà rivelate delle grandi opportunità. Ora mi metto in seiza di fronte al mio gruppetto di gente che varia da adolescenti a sessantenni, donne, uomini, ragazzi, tutti parimenti scalzi e vestiti di bianco, ognuno in battaglia quotidiana con i propri limiti. Qualcuno di loro mi ringrazia perché “Da quando faccio aikido riesco a togliere la polvere in punti troppo alti in cui prima arrivavo solo saltando” oppure “Grazie all’aikido finalmente ho trovato persone dall’animo affine al mio.” oppure “Finalmente un po’ di tempo per me” o ancora “Da quando faccio aikido sono più determinata agli esami universitari.”

Loro non sanno che in realtà sono io a dovermi inginocchiare, grazie a loro posso ancora parlare di aikido.”.

 

Pensi che talvolta le donne siano oggetto di discriminazione sul tatami?

“Non mi sono quasi mai sentita discriminata “praticando” aikido. I tentativi di discriminazione, talvolta celati da galanteria, muoiono subito quando inizi a praticare. Mi è capitato che mi si faceva notare di essere l’unica donna sul tatami e magari io non me ne ero nemmeno accorta, oppure che si dicesse “Con la ragazza fai piano”, ma il tutto moriva subito dopo le prime tecniche. Credo che sul tatami, durante l’allenamento, la discriminazione muoia sul nascere. C’è subito contatto e scambio energetico e l’energia della pratica viene calibrata da quello che una persona realmente è: per cui no, non mi sono mai sentita discriminata “sul” tatami. Ma fuori dal tatami sì. A inizio anno ho fatto affiggere 50 manifesti per la città dove pubblicizzavo l’inizio dei corsi nel mio dojo. Innumerevoli sono state le telefonate in cui credevano che io fossi la segretaria, che avessero sbagliato numero o che proprio esplicitamente mi dicessero “Ah ma sei una donna.” Per il pensare comune è accettato e accettabile che io prenda lezioni di arti marziali, molto meno che le insegni. Alcuni tra quelli che hanno fatto questo tipo di telefonate è venuto a fare lezione: qualcuno è rimasto, qualcun altro ha ritenuto l’allenamento troppo pesante (era condito da un po’ di ira effettivamente), molti non sono venuti affatto. I miei amici che si sono sorbiti il mio risentimento per queste telefonate hanno avanzato l’ipotesi che fossero i manifesti a fuorviare (quelli ufficiali dell’Aikikai d’Italia) perché in effetti vi sono raffigurati solo degli uomini. Io credo invece che anche se vi fossero state raffigurate delle donne si sarebbe generato un preconcetto errato: l’utente comune avrebbe pensato a una pratica molto soft più adatta alle donne e di conseguenza non avrebbe telefonato nessun uomo. Penso in fondo (ancora una volta al di là del risentimento iniziale) che le cose dovevano andare proprio così: sul manifesto dovevano esserci due persone che fanno arti marziali, chi lontanamente fosse interessato ha potuto telefonare, farsi il pregiudizio, disfarselo o non venire proprio; e io sono libera di provare a fare l’aikido che piace a me: che non fa caso al sesso, un po’ di più all’età, che ti fa posare nel borsone un bel keikogi tutto sudato e che ti ristampa sull’animo il sorriso.

C’è una cosa che mi fa molta paura quando si parla di parità, di politicamente corretto, di uguaglianza di genere: l’involuzione che sta avvenendo. Si tratta chi difende un diritto fondamentale della persona, quello della parità (in questo caso di genere) come un modaiolo. Questo è davvero pericoloso perché, marzialmente parlando, ci disarma. Bisogna cambiare il contesto culturale in cui siamo immerse, magari cominciando con la lingua ma soprattutto bisogna cambiare le donne che si autoinfliggono il maschilismo. Sarebbe davvero utile alla nostra causa se le donne stesse -una porzione certamente- smettesse di essere maschilista affermando ad esempio che sono i mestieri più dolci quelli adatti a noi e che siamo noi marzialiste a costituire un’eccezione, per cui non dovrei offendermi quando gli altri si stupiscono del fatto che insegni un’arte marziale. C’è un aneddoto, tratto dal famoso testo della Montessori “Educare alla libertà” che fa molto riflettere: “...un carrozzino contenente padre, madre, fanciullo corre per una strada di campagna. Un brigante bendato e armato di fucile aggredisce la carrozza con la nota formula “O la borsa o la vita”. A questo fatto unico le tre persone agiscono in modo diverso: l’uomo che è un tiratore ed è armato di rivoltella, la impugna arditamente contro l’assassino; il fanciullo armato solo della libertà e della leggerezza delle proprie gambe, manda un grido e fugge all’impazzata per la via. La donna che non ha armi di nessun genere, né artificiali né natura, perché le sue gambe, già poco abili alla corsa, sono tenute prigioniere dalle vesti, manda un fioco sospiro e cade in deliquio. Le tre diverse reazioni sono in rapporto con lo stato di libertà e d’indipendenza proprio dei soggetti; la donna svenuta è colei alla quale i cavalieri portavano il mantello e raccoglievano gli oggetti caduti a terra, per risparmiarle ogni mossa.” Tanto per cominciare a liberarci: rafforziamo queste gambe, scegliamo meglio le nostre vesti, portiamo il nostro mantello e raccogliamo da sole i nostri oggetti. Possiamo fare tutto e prima di ogni cosa è doveroso non permettere a nessuno di dirci che non ce la facciamo.

La mia difesa dei diritti della donna è diventata molto più intima e quotidiana. A volte mi sento come un ariete da sfondamento, al di là di tutto quello che possono dirci, pensare o farci, una volta sul tatami, sul cantiere, in ufficio o a casa la nostra grinta, energia, efficacia e forza non può più fermarla nessuno e le chiacchiere saranno solo i cocci rotti della porta che abbiamo sfondato ...”.

 

Quali, tra i tanti, aspetti dell'Aikido caratterizzano la tua Scuola?

“Spero di saper riprodurre gli aspetti che meglio ricordo del Nozomi: la semplicità d’animo, il senso di amicizia, la gioia di praticare e sudare, sudare, sudare tanto da tirare fuori tutta l’anima e ritrovarsi a fine allenamento con spirito nuovo. Spero di creare un luogo, figurato certamente, dove chi vi appartiene abbia voglia di tornare, di rifugiarsi; non si senta mai giudicato ma solo accolto, nonostante il fardello disastroso della vita di ognuno. Un posto dove ognuno ritrovi se stesso e la forza di sviluppare armonicamente la propria vita ...”.

 

Il primo ricordo da Aikidoka che ti viene in mente.

“Eravamo nel lato Shimoza del tatami, uno a fianco all’altro con i jo, nella ripetizione incessante di suburi e cambio guardia. La stanchezza rallentava le mie funzioni vitali e guardavo soltanto le ombre create da più fari alle nostre spalle che si sommavano e si incrociavano a terra. Ricordo solo il “fruscìo” dei jo e la sensazione di non voler essere da nessuna altra parte ...”.

 

Progetti per il futuro.

 

“Spero di avere questa determinazione fissa: continuare.”.

 

SCHEDA PERSONALE:[2]

 

Attualmente I Dan Aikikai d’Italia

Insegna in Molise a                              Campobasso

Nome Dojo:                                         Umikaze

Indirizzo:                                            86100 Campobasso (CB) - Via Giuseppe Ferro - zona industriale di Campobasso

Tel.:                                                    3290026210

Email:                                                 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Lunedì             20:00 - 21:30

Mercoledì        20:00 - 21:30

Sabato             10:00 - 11:30



[1] (la Mª Giovanna Cardillo I Dan Aikikai d’Italia. Fonte: www.aikikai.it)

[2] Fonte: www.aikikai.it

Lezioni e Raduni:

 «  < Dec 2021 >   »
SuMTWThFS
1