Marzo 2012, Roma: Asai sensei! - In conclusione

Rimarrebbe ancora molto - veramente molto - da dire sulla didattica del maestro Asai,  ma è evidente che per quante parole si spendano non è possibile rendere una idea del suo insegnamento.

Nel suo caso possiamo dire con sicurezza che gli assenti avranno sempre torto e lo scopo di queste righe è solo di renderlo evidente.

Come anticipato, il suo seminario si è incentrato su gyakuhanmi e - il secondo giorno - su aihanmi utilizzando inizialmente il jo come sussidio didattico.

Anche qui ha alternato le posizioni della mano mostrandone, senza volerlo troppo rimarcare ché l'eccesso di spiegazioni allenta la tensione del discepolo, le conseguenti tecniche.

Qui le mani si trovano in posizione honte e ne deriverà la tecnica di shihonage (mostrata nella prima pagina del servizio).

 

Quando le mani si trovano invece in posizione gyakute la tecnica che ne scaturisce come prima e forse inevitabie conseguenza logica è ikkyo.

Naturalmente da ikkyo conseguono nikyo, sankyo, yonkyo e gokyo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche nel corso della seconda giornata sono stati mostrati diversi momenti dinamici, in cui uke veniva invitato ad uscire da una posizione statica per poter raggiungere tori.

Dovrebbe essere evidente anche al profano che queste situazioni, anche se finalizzate ad una semplice presa al polso, quando acquistano dinamismo hanno grandi affinità con un attacco reale come ad esempio un affondo con la spada.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ne ha parlato all'inizio Manuela Gargiulo: come già nella prima giornata su sotokaitennage anche la seconda ha visto il maestro "vivacizzare" i momenti di studio con una tecnica inusuale attinta al bagaglio dell'aikijutsu.

Teoricamente non si tratta di una esecuzione particolarmente difficile: iniziando come per un normale nikkyo omote, si inverte la rotazione del braccio di uke riportandolo in alto ma in posizione inversa.

La mano libera di tori a quel punto interviene in leva, come per eseguire un kotegaeshi molto stretto, accompagnata dalla seconda mano se si desidera un controllo più sicuro.

Sapevamo del resto che le due tecniche sono complementari: kote gaeshi e kote mawashi (nikyo).

 

 

 

Personalmente la classificherei come una variante di nikyo, ma si sa che la classificazionedelle tecniche di aikido è una lotta perduta in partenza, una ventina solamente forse ha un nome, in confronto alle svariate migliaia di varianti.

Quello che è certo è che non si tratta di una tecnica inedita.

Lo stesso Asai l'aveva proposta, tra la costernazione generale, durante il raduno del Quarantennale Aikikai nel 2004 ad oltre un migliaio di praticanti.

Ma è una tecnica che in Italia approdò molti anni prima.

In questa foto vediamo la storica dimostrazione organizzata da Danilo Chierchini ne 1965 presso il centro di addestrameno delle Fiamme d'Oro (Polizia di Stato) di Nettuno.

Si tenne all'aperto su un tatami improvvisato, al cospetto di centinaia di agenti di Polizia e con la collaborazione di un gruppo di insegnanti di judo, completamente digiuni tuttavia di aikido.

L'esecutore della tecnica, non è cambiato molto nonostante le decine di anni passate, è il maestro Hiroshi Tada.

Dimostra suo malgrado l'efficacia della tecnica il maestro di judo Nastasi, di Catania.

 

 

 

 

 

 

Verrebbe quindi spontaneo pensare che si tratti di un patrimonio tecnico ormai assimilato, di una tecnica di comprensione ed esecuzione relativamente facili.

Eppure...

Ecco cosa succede quando il maestro, sentendo puzza di bruciato, chiede se c'è qualcuno che ha difficoltà a comprenderla e desidera maggiori chiarimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non c'è da preoccuparsi. Ad Asai sensei non mancano didattica, pazienza e buonumore.

Gli utlimi due ingredienti non mancano nemmeno a chi ha deciso di passare queste due belle giornate di studio con il maestro.

Li accompagneranno con un po' di attenzione e di applicazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche questo seminario è nel carniere.

Siamo riusciti a convincere qualcuno che sia valsa la pena di andarci?

Ma conta relativamente poco.

Speriamo piuttosto che qualcuno abbia capito che varrà la pena di essere puntuali ai prossimi appuntamenti, che ricordiamo.

Nel 3 marzo 2013, il 2 e 3, organizzato dal Dojo Fujimoto di Milano; il 25 e 26 maggio organizzato dal Dojo Nozomi di Roma.

E nel frattempo, grazie ancora a Katsuaki Asai sensei.

 

Paolo Bottoni

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