Marzo 2012, Roma: Asai sensei! - Una proposta di analisi

 

Il maestro Katsuaki Asai frequenta i tatami italiani fin dagli anni 60. Noto per la sua agilità fuori dal comune, fu impareggiabile uke del maestro Hiroshi Tada nel corso di memorabili dimostrazioni effettuate durante i primi seminari organizzati in Italia.

Rimasero fortunatamente alcune foto dell'epoca, probabilmente scattate da Giovanni Granone e Brunello Esposito, che rendono l'idea della intensità di quei primi enbukai.

Le trovai alcuni anni dopo, accartocciate dall'umidità, demolendo uno sgabuzzino per allargare lo spogliatoio femminile del Dojo Centrale di Roma, dimenticate là per chissà quali circostanze.

 

 

 

 

Per diversi anni furono il piatto forte della rivista Aikido. Ma non solo le foto.

Il senso di armoniosa e irresistibile energia che scaturiva dal lavoro in comune di due grandi personalità colpiva anche il profano.

Nel 1974, in occasione del decennale dell'Aikikai d'Italia, la grafica della rivista venne ridisegnata dallo studio ADP, con cui collaboravo. La copertina venne ideata da persone che non avevano mai praticato aikido ma che furono subito colpite da quelle immagini ed elaborarono una composizione utilizzando le sagome dei due maestri.

Nel 2008 venne organizzato un grande seminario per celebrare i 30 anni del riconoscimento della personalità giuridica dell'Aikikai da parte dello stato e decisi di richiamare nel logo dell'evento quella idea.

 

 

 

 

Il maestro continuò per molti anni ad essere una presenza costante e gradita ai seminari estivi organizzati dall'Aikikai d'Italia e diretti dal maestro Hiroshi Tada, che volle renderli preziose occasioni di incontro e di studio con i maggiori insegnanti di aikido presenti in Europa.

Ricordiamo tra gli altri gli insegnamenti sontuosi di Nobuyoshi Tamura, quelli irruenti di Katsuo Chiba, quelli intervallati da incredibili variazioni culturali di Yasunari Kitaura.

Negli anni successivi l'affollarsi degli impegni trattenne nei paesi di residenza questi graditi ospiti, ma Asai sensei ha continuato ad insegnare in Italia ogni volta che ne ha avuto l'occasione.

Iniziò a venire regolarmente a Roma negli anni 80 su invito del maestro Hideki Hosokawa, ma per una serie di circostanze questa bella consuetudine si interruppe.

A partire dal 2011 grazie all'impegno del Dojo Nozomi di Roma e alla preziosa opera del maestro Yoji Fujimoto che ha fatto in un certo senso da garante dell'operazione, il maestro Asai torna a tenere regolarmente seminari in Roma. Anche a questo seminario, come a quello precedente, ha voluto essere presente Hosokawa sensei. I prossimi appuntamenti sono già fissati: il 2 e 3 marzo 2013 presso il Dojo Fujimoto di Milano, il 25 e 26 maggio ancora a Roma.

La didattica del maestro Asai è, come ben sa chiunque abbia seguito un suo seminario, molto particolare. In una remota intervista rilasciata molti anni fa per la rivista Samurai rispondendo ad una mia domanda confidava che non vi sono differenze sostanziali tra l'aikido praticato ad esempio in Giappone e quello che viene proposto in Italia o in Germania.

Ogni popolo ha tuttavia le sue particolari caratteristiche di base, ed il suo metodo di insegnamento tiene conto delle attitudini e delle necessità del praticante tedesco medio. Tuttavia il suo insegnamento è universalmente affascinante.

Alcuni potrebbero credere che ricorra sempre e soltanto a quelle tecniche morbide e avvolgenti, complesse ed articolate,  croce e delizia di ogni praticante che decida di intervenire ai suoi seminari.

Ma il maestro, come ogni grande artista, rifugge dall'eccesso di schematismo ed ama sorprendere, e come è prassi le migliori sorprese si ottengono con elementi semplici.

Asai sensei ha basato il suo seminario su due situazioni solamente, quelle più semplici considerate a torto od a ragione per 'principianti'. katatetori gyakuhanmi il primo giorno, katatetori aihanmi il secondo giorno.

 

 

 

 

 

 

Ma prima ancora di iniziare con le tecniche vere e proprie, c'è stato molto da fare.

L'ikkyo undo di Asai sensei è particolare (tutto è un po' particolare in lui), richiede che le mani siano in linea con l'avambraccio, incanalando verso l'esterno l'energia vitale, fisica e mentale, del praticante.

Si sente ogni tanto deprecare le differenti impostazioni richieste da alcuni maestri di grande livello (ad esempio l'ikkyo undo di Osawa sensei, ancora fresco in memoria, è tuttaltra cosa).

Altri - e io mi associo - preferiscono credere che la possibilità di scegliere tra differenti alternative ugualmente valide porti ricchezza e doni libertà di scelta.




Appena un mese fa Osawa sensei chiedeva di studiare degli ashisabaki compatti, col busto ortogonale alle gambe ed entrambe le mani avanti. Asai sensei ha proposto movimenti grandi, col busto allineato e le mani ai due lati del corpo.

Ma va rimarcato che entrambi hanno tenuto a sottolineare che quanto andavano chiedendo in quel momento non andava considerato come una richiesta ultimativa, alternativa ad ogni altra.

Osawa sensei ha ricordato che oltre ai suoi movimenti essenziali esistono anche quelli grandi ed ambiziosi, Asai sensei ha ammonito a non dimenticare i movimenti raccolti e le posture alternative.





Come già detto le posizioni di partenza erano semplici, come semplici perlomeno in apparenza era le tecniche che il maestro proponeva per lo studio.

Iniziando da katatetori gyaku hanmi, offrendo la mano alla presa in posizione honte (con il palmo all'interno ed il pollice verso l'alto) ha approfondito l'esecuzione del tenkan, movimento rotatorio verso l'esterno.

Ha raccomandato come di consueto di non farsi abbagliare dalla sensazione di essere vincolati dalla presa di uke e di resistere alla tentazione di opporvisi utilizzando la forza.

Il corpo rimane libera, per quanto possa essere salda la presa di uke sul polso, e bisogna pertanto agire sul corpo senza lasciarsi condizionare-.





A questo punto un tenkan, rotazione dell'anca che prosegue il movimento precedente mentre i piedi rimangono sul posto fungendo solamente da perni, porta tori nella posizione ideale per concludere la tecnica ed attrae uke in quella migliore per riceverla.

Si tratta di un largo shihonage, che conduce il corpo di uke ad una posizione di salutare tensione.

Eseguendo la tecnica con una chiusura della mano di uke in prossimità della sua spalla avremmo invece lo shihonage classico, che può terminare con controllo a terra - kime - immobilizzazione articolare - osae - o proiezione - nage..

 

 

 

 

 

 

Per chi avesse concentrato eccessivamente la sua attenzione sulla parte richiesta a tori dimenticandone però le finalità, il maestro ha voluto ripetutamente sottolineare la corretta posizione che si deve far assumere ad uke.

Questi dal canto suo sarà chiamato a collaborare alla corretta esecuzione della tecnica, che tornerà a suo beneficio.

 

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